LETTERA APERTA AL DR. MASSIMO UBERTI

Gentile dr. Uberti,
intanto benvenuto nell’ASL TO5!

La accolgo con simpatia perché incomincia questo suo nuovo mandato con il pesante peso dell’eredità lasciata dal dr. Maurizio Dore.
Lei lo sa benissimo che, nonostante le dichiarazioni auto celebrative e autoreferenziali di Dore, si troverà di fronte problemi che per vari motivi non sono stati risolti quando potevano essere risolti.

La accolgo con simpatia perché conosco la corte dei saltimbanchi che si appresterà con circospezione, suadenza ed invidia ad accoglierla. E tra essi ci saranno i più insidiosi. Non sta a me dirle di stare attento (e nemmeno oserei!) ad alcuni “consigliori” che vorranno rifarsi una verginità, in quanto consapevoli di essere responsabili, assieme a Dore (e non lo dico io, bensì la magistratura!), della prima gatta da pelare che si troverà ad affrontare: quella delle Sale Operatorie di Moncalieri.

La accolgo con simpatia perché dovrà fare quadrare un bilancio che si è retto solo su tagli lineari, senza nessuna programmazione di rete e che rischia di essere sgretolato dalle insipienza delle mancate scelte dell’ultimo triennio. Per citarle alcuni esempi: il depotenziamento del 30-40% della struttura ospedaliera del San Lorenzo, l’incuria e l’ignavia gestionale al Santa Croce (ascensori non funzionanti, sale operatorie non sicure, ecc.), i milioni di euro di mobilità passiva per un sevizio di Risonanza Magnetica che non si è voluto fare decollare a Chieri.

La accolgo con simpatia perché l’ignorata relazione Sala di 4 anni fa non le permetterà quella doverosa necessità di ponderazione che sarebbe opportuno assumesse nelle fasi iniziali, ma la inchioderà – invece e suo malgrado – a scelte da subito doverose, che non permetteranno alibi (pena incorrere negli strali della magistratura presso cui il documento è depositata nella sua interezza) e che riconoscono – giocoforza- il vero punto di partenza per una gestione corretta – sia in qualità che sicurezza – nel migliore utilizzo dei tre presidi ospedalieri della sua ASL, proprio sulla base di quegli stessi requisiti descritti della relazione tecnica, oltre che della possibilità di sviluppo, dell’economicità e dell’appropriatezza delle cure.

La accolgo con benevolenza perché può correre il rischio, al di là delle sue buone intenzioni che non metto in dubbio, di essere inserito in quel calderone di maldicenze, di qualunquismo e di populismo per cui “sono tutti ladri” o “rubano solo i nostri soldi”. So che, nella sua intelligenza e fortificato dalla sua esperienza, non si farà trascinare su questo terreno, insidioso oltre che offensivo a priori.
Lei sa però che quell’insipienza della precedente gestione che sta forzatamente portando alla scelta ipotizzata delle sale da campo o prefabbricate presso l’ospedale di Moncalieri (e sono consapevole che non può sussistere un DEA senza contiguità con sale operatorie operative d’urgenza), sta richiamando nell’immaginario collettivo (ma questa volta – si badi bene! – correttamente) l’idea di un esborso suppletivo di risorse economiche che poteva essere evitato, così come poteva essere evitato il maggiore esborso – se tutto fosse stato eseguito per tempo e con cadenza e progressione di investimenti – di altre risorse per portare a termine, a tappe imposte dalla magistratura e non da programmazione gestionale, la ristrutturazione e la messa in sicurezza delle sale operatorie di Moncalieri.

La accolgo con meno preoccupazione di quanto mi avrebbe affranto una riconferma di Dore da qualsiasi parte fosse avvenuta, perché – nonostante la complessità della situazione – ha a portata di mano alcune soluzioni efficaci e pertinenti. Penso, per stare sull’argomento delle sale operatorie di Moncalieri, tema da cui non possiamo esimerci perché rappresentano l’emergenza immediata, la possibilità di utilizzare a pieno regime quelle di Carmagnola (affiancate da un necessario servizio di “sub intensiva”, poco impegnativo economicamente anche solo se rapportato agli sprechi di materiale, come quello accatastato presso il magazzino ospedaliero di Carmagnola e anch’essi attribuibili alla precedente gestione Dore) in sinergia, inizialmente, con quelle “da campo” del Santa Croce e, successivamente, con una programmazione delle sedute che sfrutti appieno le risorse presenti nei due presìdi (così come conferma la relazione Sala riportando la percentuale degli impegni finanziari per manutenzione nei vari ospedali) senza dimenticare, ovviamente, di rivolgere lo sguardo anche a Chieri.

La accolgo con meno preoccupazione perché lei avrà ovviamente capito, con la perspicacia di cui è capace, che la “relazione Sala” è uno dei primi documenti che dovrà leggere (se non l’ha già fatto) e che essa sarà utile per indirizzare a valutare con raziocinio gli investimenti futuri. Sono consapevole che leggendola si accorgerà che il problema delle sale operatorie di Moncalieri è sola la punta dell’iceberg di tante serie problematiche (inerenti la sicurezza e il benessere degli utenti e degli operatori) che riguardano l’ASL TO5. Si renderà conto – leggendo fra le righe e valutando le criticità – che forse va rivisto il problema del Punto Nascita a Carmagnola e sono convinto che non le mancheranno gli elementi (se saprà mantenere la sua autorevolezza e autonomia di giudizio manageriale senza assoggettamenti di parte o partitici o di lobby pseudo massoniche endoaziendali) per convincere i responsabili regionali per un suo ritorno: non per campanilismo puro, ma per efficienza, sicurezza, sfruttamento degli spazi strutturali lasciati vuoti dalla gestione Dore e – se analizza bene – economicità e sicurezza (che, come vede, ritorna sempre!). Non le dico nel 2015, per i noti vincoli statali del piano di rientro di cui fa parte la liquidazione del Punto Nascita per l’ irresponsabile e “taroccata” scelta della giunta Cota, ma sicuramente è necessario pensarci per una strategia riorganizzativa dell’ASL TO5 nel 2016.

La accolgo con una certezza: peggio di Briccarello, Plastino, e Dore non potrà fare!

Non mi deluda!
Buon lavoro!

San Lorenzo

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FACCIAMO CHIAREZZA: NON E’ UN DERBY JUVE-TORO!

L’articolo de La Stampa “Santa Croce si sapeva tutto già da 4 anni”, non solo ha risvegliato campanilismi che, per certi aspetti, potrebbero essere pittoreschi, ma sentimenti “di pancia” e non razionali.
Era inevitabile!
Sono troppe le cose in gioco: l’assetto dell’ASL TO5, la fuoriuscita di scheletri dagli armadi, alcune posizioni di privilegio da difendere, alcuni carrierismi, la mobilità di lavoro degli innocenti operatori sanitari (come era già avvenuto per quelli di Carmagnola), l’onore di alcuni medici (ragionevolmente da parte loro) che pensano di essere stati offesi nella loro dignità professionale, e così via.

Ma non è così!

Sicuramente chi ha creato questa siruaìtuazione dei malsanità all’interno dell’ASL TO 5, può avvantaggiarsi di questo clima e ne ha tutto l’interesse a pomparlo e ad esasperarlo oer sottrarsi dalle propire responsabilità.

Girano voci di querele che, penso, non facciano assolutamente paura a chi sa (o sente) di avere la coscienza a posto, mentre possono essere un boomerang per ilpronente, qualora dovessero mettere in azione un meccanismo serio di indagine.

Facciamo, quindil la choarezza su alxcuni punti:
1. Lla ccolpa di un delitto o di un’omissione non è mai di chi la denuncai o con onestà la f emergere.- La situazione celle sale operatorie del Santa Croce è data alemeno 4 ann. Non è sttao solo il Comtato per il San Lorenzo a tirare fuoei la “relazione Sala”, ma la stessa amministrazione comunale di Carmagnola nel ricprso al TAR di tre annifa. LOa colpa è di chi non ha fatto niente per sanare la situazione, mentre poteva farlo puntando su un uso razionale della sale opertaire di carmagnola dando avvio a un graduale risprostino a norma di quelle di Moncalieri
2. L’affermazione considerata “forte” sulla eventuale necessità di verificare su eventuali araiperture di “atti operatori2 non chiama assolutamente in causa ortprdici, chirurgi, otrino, urologici e tanto meno è una atto di accisa o di dubbio sulla loro professionalità. Su interventi effettuati a CMoncalieri e poi, per complicanze, ruaoerti a Carmagnola, vi sono alcuni esempi in questi anni, srtando alle voci di alcuni operatori e dei pazieinti stessi. Il rilievo del Comitato (per quanto possa sembrare “duro2 come fatto emergere dall’articolo e decontrestualizzayo) è semplicemente unadifesa dall’alta professionalità degli operatori rispetto a queste voci che possono porne in dubbio la professionalità: le complicanze occorse non sono assolutamente dovute all’imperizia degli oeratori, ma alla mancanza di sucrezza e igine della Sale Ooperatorie che non sol ha intaccato il benessere dell’utente,m a lastessa profsinalità dell’operatore. Solo così e spolo come tutela della dignitò professionale degli operatori, va letto e interpretato quanto dichiarato.
3. In tutti i comitati avanzati dal San Lorenzo in questi anni, non ho maiviso – per quel che ho letto e che ne so – un’offesa agli operatori sanitari. Carmagnola ha vissuto per prima questa situazione, addirittura con improvvisi e discutibili valzere di poltrone fra la dirigenza infermieristica, fin quando localizzati come soldatini i dipendenti (soprattutto infermieri e OSS) nelle strutture ritenute idonee degli ospedali di Chieri e Moncalieri, quasti strateghi sono praticamente spariti dalla Direzione Sanitaria di carmagnola (avendo eseguito il loro mandato di “de localizzare” la mano d’opera)
4. Ora pare che qeuasto sia avvenendo al Santa Croce, Avendolo vissuto in prinma persona si è solidali con il disagio causato al personale di Moncalieri. Ma questo poteva essere evitato, a cominciare da almeno 4 anni fa. Di chi la colpa?
5. I questa fase d’impasse causata da chi non è stao in grado di governare con appropriatezza e con strategia di rete, gli ospedali di Moncalieri e Carmagnola devono diventre alleati per non cadere in facili beghe da quartiere e per proprorre (ruolo che spetta sioprattuto agli operatori dei entrambe le sedi) una strategia per ul buon utilizzo delle risorse sulla base dell’effettiva capacità, funzionalità, capacità ri risposta ed economicità
6. Tutto quello che obbligatoriamente dovrà adesso rigurdare Carmagnola (come l’attivazione a pieno regime della sale operatorie e l’istutzione primatia di alcuni posti letto di “sub intensiva”) non raooresenta assolutamente un futuroi “stop” a Moncalieri(questo diende solo dai NAS, dallo SPRESAL o dai vertici regionali deputati), ma anche una possibilità di rilancio per Moncalieri in un paino sinergico di revisione delle reciproche strutture, riuscendo probabilemtne a dare un servizio più completo, più differenziato e a regime in tutti i settori.
7. Se, invece, come molti temono, tutto ciò possa eìsembreare un lento decadimento del Santa Croce (con intressamento graduale di altri reaprti, come è avvenuto a Carmagnola in questi 3 anni) è una faccenda che riconosce precise responsabilità: sia del depotenziamento creatosi finora a Carmagnola e di quello (speriamo di no!) che potrà avfenire a Chieri i responsabili sono individuati. L’unica speranza è che non vadano a fare danni da altre parti.

DI CHI E’ LA COLPA?

Leggo su alcuni giornali che il Comitato San Lorenzo canta vittoria per la chiusura delle Sale Operatorie di Moncalieri.
Personalmente non penso che sia così.
E’ pur vero che il Comitato, come sostiene in un suo comunicato di alcuni giorni fa, ha presentato due mesi orsono un esposto alla Procura della Repubblica, ai Nas , alla Corte dei conti in cui ha ribadito le risultanze della relazione Sala del 2011 affermante l’assoluta insicurezza delle sale operatorie e della sala parto di Moncalieri.
In tutti questi anni né il Direttore Sanitario d’Azienda, dr. Zardo, né il direttore Sanitario di Presidio, dr. Panarisi, né i Direttori di Dipartimento, dr. Buffa e dr. Montironi, pare che si siano spesi per risolvere la situazione o almeno per tentare di risolverla.
Non penso che il Comitato sia contento della situazione venutasi a creare, perché ciò che ne deriva non è un beneficio per il San Lorenzo (o non solo), ma è un danno per tutta l’ASL TO 5.
Il Comitato, a mio avviso, sarebbe stato contento se in tutti questi ultimi anni trascorsi, invece di tendere a depotenziare unicamente le sale operatorie di Carmagnola, si fosse investito in parte su di esse permettendo, poco per volta e nel contempo, la messa a norma e in sicurezza graduale delle sale operatorie di Moncalieri.
Ma la gestione Dore pare abbia fatto orecchie da mercante.
E ora di chi è la colpa?
Del comitato che per l’ennesima volta ha solamente ribadito una situazione di insicurezza già nota a scapito di tutti gli utenti dell’ASL TO5 e di altre ASL a quelle sale afferenti o di chi, ben sapendolo e con dati oggettivi giacenti sul proprio tavolo da diversi anni, non ha fatto niente per intervenire, vuoi per mantenere posti di privilegio o baronie, vuoi per semplice ignavia, vuoi per campanilismo o, vuoi, per qualche altra motivazione che non sta a me indagare?
Come poteva il Comitato San Lorenzo, con tutto il rigore e la consapevolezza che ha dimostrato in questi anni, non tenere conto dei vari rapporti del Programma Nazionale Valutazione Esiti riportante un’alta percentuale di complicanze da interventi operatori a Moncalieri rispetto a Carmagnola?
Come poteva, in coscienza, il Comitato aspettare oltre, avendo per di più già presentato, diversi anni fa, queste stessi appunti agli enti competenti (fra cui la stessa ASL TO5) e anche 7 mesi fa alla Regione Piemonte?
Penso, inoltre, che la situazione creatasi, non sia stata messa in moto unicamente dall’esposto del Comitato, ma abbia avuto un effetto sinergico con una denuncia anonima e molto dettagliata di un dipendente ospedaliero proprio del Santa Croce e che ha a che fare con l’attività delle Sale Operatorie, così come hanno affermato gli stessi vertici aziendali in incontri pubblici con i Sindacati e con i vari Dipartimenti la scorsa settimana.
Penso che il Comitato del San Lorenzo non stia assolutamente gonfiando il petto, perché è consapevole che si stia entrando in una fase delicata in cui bisogna vigilare affinché non si commettano più gli errori del passato; il Comitato è consapevole che ora l’ospedale di Carmagnola dovrà assumersi una grande responsabilità, all’interno dell’ASL TO5, così come è consapevole che c’é chi è già al lavoro per cercare di indurre ad errori e a difficoltà per riuscire poi a giocare subdolamente su campanilismi di ritorno, piuttosto che ragionare – nell’interesse di tutta l’ASL TO5 (come mai è stato fatto) sul servizio di rete, sull’appropriatezza delle cure e su una seria, razionale e pertinente suddivisione dei vari servizi (sulla base delle strutture a disposizione, dei requisiti di sicurezza necessari e dell’entità delle risorse da investire)
La responsabilità prima della situazione creatasi è tutta nella gestione Dore e di alcuni Direttori di Dipartimento.
Il primo passo per ridare dignità all’ospedale di Moncalieri e a tutta l’ASL TO5, è quello di non premiare con futuri incarichi chi ha causato questo sfascio.
E Saitta, se non fa lo gnorri, lo sa bene!

IL FALSO COMUNICATO DELL’ASL TO5 E LO TSUNAMI PROVOCATO.

Il comunicato rilasciato dall’ufficio stampa dell’ASL TO5 in data 17/04/15 (http://www.aslto5.piemonte.it/servizi-per-i-cittadini/notizie/ultime-notizie/942-chiude-per-lavori-di-ristrutturazione-il-blocco-operatorio-del-santa-croce-di-moncalieri.html) è vergognoso, menzognero, oltre che offensivo verso tutta l’utenza.
In esso viene riportato che il “blocco operatorio dell’ospedale santa Croce di Moncalieri sarà sottoposto ad un ampio intervento di ristrutturazione”.

Perché non ci dice che Dore è stato “obbligato” dall’intervento dei NAS? Perché non ci dice che i NAS hanno rilevato un’ assoluta mancanza delle norme di sicurezza, igiene, percorsi, asepsi (varrebbe, per esempio, la pena indagare sulle riaperture chirurgiche di certi interventi in questi ultimi anni). Perché non ci dice che, a monte di ciò – durante tutto il mandato di Dore – sul tavolo del Direttore Generale é giaciuta una relazione tecnica del dr. Sala (relazione 03/05/2011 S.C. Prevenzione e Protezione dai Rischi ASL TO5 “Ospedali aziendali. Criticità sulla sicurezza del personale e dei pazienti”) che pare sia stata volutamente e vergognosamente ignorata per motivazioni sulle quali sarebbe opportuno che l’autorità competente indagasse?

Vale la pena ricordare brevemente alcuni passaggi della relazione Sala: “L’ospedale di Moncalieri è sicuramente quello più critico. Anche nell’ampliamento del 2000 le criticità sono molteplici, sia dovuto alla costruzione del blocco sia agli elevati costi di manutenzione. La parte storica è ancora più critica e difficilmente adattabile ai nuovo standard di sicurezza”. E poi passando in rassegna sia le sale operatorie al primo piano che la sala parto al terzo piano sottolinea – per le prime – grandissime criticità per l’impianto di condizionamento, per la mancanza di transfer pazienti, per l’accesso equipe chirurgica e promiscuità di passaggio, mentre per la sala parto rileva la non completezza della compartimentazione antincendio, la doverosa sostituzione dell’impianto di condizionamento a filtrazione assoluta. Per tutti questi interventi (sia sale operatorie che sala parto) la relazione sottolinea che il rischio è alto, idem per la difficoltà di esecuzione e che il tutto è sottoposto a costi elevati.

E non ieri, ben 4 anni fa!

E ora chi paga per tutto questo? Chi si è reso acquiescente con la precedente giunta regionale permettendo la chiusura di una delle migliori sale parto del Piemonte (quella di Carmagnola), senza intervenire per sale parto a rischio e senza, finora ed anche a danno fatto al San Lorenzo, cercare di porvi rimedio?
Chi pagherà per questo immobilismo? Chi pagherà per questi 4 anni di colpevole inerzia?
L’ignavia della gestione Dore è stata un grande attentato alla tutela di uno dei diritti inalienabili dell’individuo: quello della salute!

Perché il comunicato rilasciato dall’addetto stampa ASL TO 5, Claudio Risso (sodale con Dore all’interno di Federsanità), afferma “L’azienda sanitaria, ha avuto il tempo di organizzarsi al meglio e assicura tutti i cittadini che non vi saranno né interruzione di servizi né allungamenti delle liste d’attesa”?
Quando invece si sa che la decisone è stata presa in tutta fretta in 24 ore per evitare conseguenze di indagine ben peggiori, quando si sa che i tempi previsti non saranno quelli descritti (120/150 giorni), ma ben di più dovendo procedere alla richiesta di un fìnanziamento alla Regione (per un importo, pare di almeno 2 milioni di euro) qualora questo possa essere in disponibilità, quando bisogna espletare bandi per affidamento gare e, soprattutto, individuare una nuova allocazione (non ristrutturazione!!! Non lavori improcrastinabili!!!) della Sale Opertatorie dopo il giudizio negativo dello SPRESAL competente proprio sull’attuale collocazione all’interno del Santa Croce?

Come si fa a dire che non ci saranno disguidi all’utenza quando a Moncalieri con la chiusura assoluta delle sale operatorie (e con il rischio anche della chiusura della sala parto) non potranno più essere eseguite operazioni – nemmeno in urgenza – per i passaggi di DEA necessitanti, per gli interventi di chirurgia generale, per gli interventi ortopedici, per gli interventi ORL, per gli interventi ginecologici, per gli interventi attenenti alla senologia, per gli interventi urologici e così via?

Un vero e proprio tsunami sanitario all’interno dell’ASL TO 5, ma lungamente annunciato e per questo ancora più colpevole da parte di chi ha permesso l’incancrenirsi di questa situazione di sfascio.

Dore ha indubbiamente sbagliato e per questo non ha più diritto ad occupare posti di responsabilità. Con un briciolo di residua responsabilità ed orgoglio professionale e personale dovrebbe dimettersi dai ruoli regionali e sanitari anche all’interno di Federsanità (e con lui il fido giornalista/addetto stampa Claudio Risso: non dimentichiamo, infatti, che questo binomio formatosi – a caso? – all’interno dell’ASL TO5 rappresenta, guarda caso!, in Federsanità Piemonte, il Presidente [Dore] e il Direttore [Risso])..

Forse bisognerebbe indagare anche sulla connivenza, o meglio, prevaricazione di certi primariati e, forse, avvalendosi anche di doverose indagini penali: non per giustizialismo, ma per correttezza, coerenza e giustizia e per fare uscire tutto il marcio nascosto sotto il tappeto in questi ultimi anni.

Dopo l’enorme danno al San Lorenzo di Carmagnola, ora l’enorme danno al Santa Croce. Povera ASL TO5!!!
Chi risarcirà l’utenza e gli onesti lavoratori dell’ASL TO5?

UN IMPORTANTE CENTRO!

IL COMITATO HA FATTO CENTRO1

IL COMITATO HA FATTO CENTRO1

IL COMITATO PER IL SAN LORENZO HA FATTO UN IMPORTANTE CENTRO…MA LA BATTAGLIA CONTINUA, ORA PIU’ CHE MAI, CON MAGGIORE ATTENZIONE E RIGORE. CHI HA SBAGLIATO NON SOLO DEVE ANDARSENE, MA DEVE PAGARE PER IL DANNO PROVOCATO E LE RISORSE PUBBLICHE SPERPERATE.

IL RISULTATO DELL’OBNUBILATA E “BUFFA” GESTIONE DORE

Azienda Sanitaria Locale
di Chieri, Carmagnola, Moncalieri e Nichelino
Sede Legale – Piazza Silvio Pellico, 1 – 10023 Chieri (To) – tel. 011 94291 – C.F. e P.I. 06827170017
INFORMAZIONE PER LA STAMPA

Chiude per lavori di ristrutturazione il blocco operatorio del Santa Croce di Moncalieri

Gli interventi dureranno indicativamente dai 120 ai 150 giorni.

Da domani il blocco operatorio dell’ospedale santa Croce di Moncalieri sarà sottoposto ad un ampio intervento di ristrutturazione. Per questo motivo l’intero blocco verrà chiuso per un periodo indicativo di 120/150 giorni. In questo periodo gli interventi in elezione saranno effettuati presso le sedi ospedaliere di Carmagnola e Chieri. I pazienti che dovessero giungere in regime di urgenza saranno traferiti, dopo la valutazione o al maggiore di Chieri o al San Lorenzo di Carmagnola. I lavori al Santa Croce si erano resi improcrastinabili. L’azienda sanitaria, ha avuto il tempo di organizzarsi al meglio e assicura tutti i cittadini che non vi saranno né interruzione di servizi né allungamenti delle liste d’attesa. I presidi di Chieri e Carmagnola sono stati attrezzati per sostenere gli interventi per l’intero periodo di chiusura del blocco operatorio moncalierese.
Chieri, 17 aprile 2015

Ufficio stampa
Claudio Risso – 335/6817209
risso.claudio@aslto5.piemonte.it

TANTO VA LA GATTA AL LARDO!!!!

BASTA DORE! (con preghiera di diffondere queste riflessioni o di prenderle come spunto per ulteriori comunicati da inviare a più soggetti possibili) Al Dr. Saitta e p.c. A Dr. Moirano e p.c. Al Comitato per il San Lorenzo e p.c. Agli organi di stampa e p.c. Agli Amministratori Comunali di Carmagnola e p.c. Ai partiti politici e p.c. A tutte le persone di buon senso Si avvicina il periodo della nomina dei nuovi Direttori Generali delle AASSLL piemontesi. Inevitabili i brusii e i “rumors” su questo nuovo valzer di poltrone. Alcuni voci paiono incontrollate, ma il buon senso dovrebbe preservare da brutte sorprese, nonostante alcune manovre di basso lignaggio o auto celebrative. E’ il caso, per esempio del dr. Maurizio Dore. A fine del suo mandato, il suddetto osa dire in un comunicato ufficiale: “…questi tre anni che abbiamo passato assieme sono stati ricchi di trasformazioni che ci hanno costretto a modificare il nostro approccio con l’organizzazione…la nostra Azienda è una delle migliori del Piemonte sia per qualità che efficienza…”. Ebbene, questo personaggio, a sentire qualificati mormorii, parrebbe essere entrato nella rosa dei futuri candidati alla reggenza di una delle AASSLL piemontesi, grazie al suo spregiudicato gattopardismo – anche se di basso profilo – e alla sua voglia di “porsi in servizio”, piuttosto che all’etica del “porsi al servizio”. Personalmente sarei contrario a dare spazio a questi “rumors”, ma ormai è assodato che molte volte la realtà supera la fantasia; non ci voglio credere, ma il diritto/dovere di prevenire impone il ricorso alla cautela, al necessario posizionamento di precauzionali paletti di sicurezza e, quindi, anche all’eventualità di considerare le ipotesi sussurrate come un possibile condizionale della realtà, soprattutto quando si parla di un argomento importante come quello che ha che fare con il diritto e la salvaguardia della salute, in tutti i suoi aspetti. E’ chiaro che faccio di tutto per non crederci perché altrimenti non mi saprei spiegare cosa abbia voluto significare “il cambiare verso” della giunta Chiamparino e, nella fattispecie, del dr. Saitta. Però…!!!!! A Lei, dr.Saitta è stato ormai concesso tutto il tempo necessario per farsi un’idea dello scempio prodotto all’interno dell’ASL TO5. Negli incontri avuti, nella visita in sordina effettuata presso il nosocomio carmagnolese, Lei avrà potuto sicuramente apprezzare quanto il dr. Dore sia stato il maggiore artefice del depotenziamento dell’Ospedale San Lorenzo, non solo per avere chiuso più servizi e reparti di quanto sia stato il mandato conferitogli dall’ex giunta Cota, ma soprattutto per il suo signorile distacco nel non denunciare gli sprechi provocati dalla sua stessa gestione e l’abbassamento della qualità e del numero di servizi erogati alla popolazione. Quanto denaro sprecato in un lauto stipendio per applicare tagli lineari che sarebbe stato in grado di apportare anche il più rozzo burocrate, senza una benché minima attenzione all’appropriatezza delle cure! Non basta una sforbiciata per vantarsi di qualità e efficienza: il raggiungimento degli obiettivi sottesi a questi parametri non è dato da una mera operazione di sottrazione aritmetica. Caro dr. Saitta penso che ormai abbia capito che bisogna andare oltre queste cifre presentate dalla gestione Dore per non farsi abbagliare da numeri che nascondono, invece, l’incapacità di programmazione sanitaria e che, forse, analizzati bene, lasciano in eredità un maggiore aggravio economico. Veda per esempio il caso delle sale operatorie dell’ospedale di Moncalieri. Di certo Dore, in questi tre anni, ha brillato di cecità permettendo di assicurare (e sapendolo!) le sedute operatorie in regime di mancata igiene e mancata sicurezza (nonostante la relazione Sala che pare che l’esimio Direttore abbia tenuto in considerazione solo come carta straccia e che è un forte macigno accusatorio sulla sua gestione e testimonia l’assoluta inaffidabilità di governo dimostrata durante il mandato che sta per concludersi). E ci volevano i NAS per rimuoverlo dal suo torpore? Ci voleva l’ultimo recente sopralluogo dei NAS a confermare la non conformità – per insicurezza e promiscuità dei percorsi sporchi e puliti – delle sale operatorie di Moncalieri, intimando l’immediata sospensione dell’operatività di almeno due di esse? Ora il prossimo Direttore Generale si troverà questa bella gatta da pelare… Ma guarda un po’!!! E’ la scoperta dell’acqua calda, e tutti lo sapevano. Vero Dore? O forse ha visto un altro film in questi tre anni? E a conferma di ciò è giunto puntuale un comunicato stampa aziendale (17 aprile 2015) che solo a due settimane dal termine del mandato del dr. Dore– e in seguito ai rilievi dei NAS – recita, sfiorando l’ipocrisia e l’offesa al buon senso: “Chiude per lavori di ristrutturazione il blocco del Santa Croce di Moncalieri”. Un autogol di Dore che si rivela come un’autoaccusa alla propria gestione obnubilata e sperequatoria di risorse pubbliche (il comunicato riporta: “I lavori al Santa Croce si erano resi improcrastinabili”. Ma guarda un po’! Chi vuole prendere in giro Dore?). E, comunque e in ogni caso, il comunicato stampa, che parla di chiusura per 120/150 giorni (indicativi!) del blocco operatorio di Moncalieri con trasferimento degli interventi o a Chieri o a Carmagnola, non annota – come dovrebbe fare per trasparenza verso l’utenza e, a maggiore ragione, per la responsabilità aziendale di avere contribuito, voltando la testa dall’altra parte, alla degenerazione della situazione al Santa Croce – l’entità dell’investimento economico, che pare aggirarsi oltre al milione, se non due, di euro (dove va a finire il leitmotiv di Dore: “la nostra Azienda è una delle migliori del Piemonte sia per qualità che efficienza”, oltre che per economicità, aggiungo io?). Non si intravede e non si accenna (e non penso sia un problema di dovuta concisione del comunicato) a nessuna ipotesi di maggiore risparmio economico e utilizzo appropriato delle risorse pubbliche, quali potrebbero derivare dalla creazione di una terapia sub/intensiva/UTIC/rianimazione – chiamatela come volete – a Carmagnola (e ora viepiù necessaria per via della chiusura del blocco operatorio a Moncalieri) e dal successivo mantenimento delle sale operatorie di Moncalieri, una volta ristrutturate ma con inevitabile ridimensionamento numerico dovuto ai parametrici normativi rigorosamente da rispettare, solo per l’urgenza correlata al DEA e ai reparti e il mantenimento del trasferimento degli interventi in elezione a Carmagnola e Chieri. Se Dore, in extremis, avesse previsto una tale programmazione, non bisogna correre il rischio o cadere nella trappola di fargliene merito. Dore risulterebbe in ogni caso doppiamente bocciato: per l’avvallo dato in tre anni a strutture non a norma (ma questa, per certi aspetti, avrebbe potuto anche essere la somma di una situazione un po’ “buffa”) e per una programmazione non derivante da capacità manageriale (seppur tardiva), ma di imposizioni coercitive (NAS). Vale la pena affidare a tale personaggio ulteriori incarichi dirigenziali? E non è solo un problema di regime di mancata o minore operatività delle sale operatorie di Moncalieri, ma un aspetto che intacca quella stessa etica a cui il dr. Dore – nella sua funzione di medico – si dovrebbe attenere per avere accettato il giuramento di Ippocrate (pena essere uno spergiuro). Che ha da dirmi Dore (e non faccia finta di non averlo mai saputo!) di certi interventi operatori eseguiti a Moncalieri, e poi bisognosi – a quanto si dice – di successiva riapertura chirurgica presso le sale operatorie di Carmagnola? Sono anche questi rumors? Solo un caso? Solo eccezioni rientranti nel novero delle complicanze previste statisticamente o qualcosa in relazione a quella inadeguatezza precedentemente descritta? Non sono un esperto in materia (e quindi sarei contento di sbagliarmi) ma questi voci circolano fra gli stessi operatori sanitari da diversi mesi e come mai non c’è stata una presa di posizione che le mettesse a tacere definitivamente da parte del dr. Dore o dei suoi collaboratori? E non è, si badi bene!, una battaglia fra Moncalieri e Carmagnola, come qualcuno potrebbe volere intendere o fare intendere. Non si tratta assolutamente di campanilismo, scusa utilizzata per fare abboccare chi ha scarse conoscenze in materia o gli ingenui, da parte di chi – invece – trae qualche convenienza a dare questa interpretazione o da chi è in mala fede. Si tratta, viceversa, di una corretta distribuzione delle risorse strutturali (nella fattispecie) in base alla loro agibilità, efficienza, appropriatezza ed economicità. Per avvallare questo ragionamento virtuoso ritengo, infatti, fondamentale il mantenimento dell’eccellenza dell’emodinamica a Moncalieri. Continuando in questa breve carrellata, sarebbe poi troppo facile segnalare gli sprechi di risorse e materiale ancora visibili e presenti nei magazzini di Carmagnola. Le dice niente, dr. Dore, il lava pentole e l’arredo per la mensa di Moncalieri comprato prima di fare una mensa poi verificatasi progetto impraticabile ? Chi ha fatto questi ordini per centinaia e centinaia di migliaia di euro, risultati poi inopportuni e, fino ad ora e ormai da tantissimi mesi, inutilizzati? O di decine di migliaia di euro sprecati in inverno per riscaldamenti non opportuni? E, infine, dove mai si è visto un Direttore Generale lasciare inutilizzata, per circa il 40% e per due anni consecutivi, una delle migliori strutture ospedaliere del Piemonte, come l’ospedale San Lorenzo? Non è forse anche questo spreco di denaro pubblico per inefficiente utilizzo delle risorse? E che dire poi di un Direttore Generale che avvalla numeri taroccati per essere compiacente verso quella Giunta che gli indicava di chiudere il Punto Nascita di Carmagnola? E che ne pensa lei, dr. Saitta, di una condiscendenza che si vende al migliore offerente? Non è forse un rischio affidare posti di responsabilità a chi si fa portavoce di certi comportamenti? Caro Dr. Saitta, le sono perdonati (e non per benevolenza, ma per dovuta onestà) certi inevitabili errori di valutazione compiuti in quest’ultimo anno, dedicato alla piena conoscenza della macchina sanitaria/amministrativa sulla base dei numeri lasciati dalle scelte della precedente giunta regionale, ma perseverare in alcune di esse (come quella di riaffidare un incarico dirigenziale a Dore) sarebbe – come dice il proverbio – diabolico. E, dulcis in fundo, non parliamo del clima negativo che la gestione Dore ha lasciato nella maggioranza degli operatori sanitari dell’ASLTO5 e, in particolare modo, presso gli operatori del nosocomio carmagnolese, creando un clima di disaffezione notevole, senza avere saputo creare un clima di squadra (connotazione valutativa importantissima per un buon Direttore Generale) e, per di più, usando sistemi al limite della legalità e permettendone l’utilizzo, per esempio, a una Dirigenza Infermieristica forgiata a sua immagine e somiglianza e, di conseguenza, rispecchiante la stessa inadeguatezza. Che dire, infatti, della grottesca gestione dei turni degli infermieri? Caro dr. Saitta mi fermo qui, per quanto sappia che Lei sicuramente ha molte più informazioni. E, da queste, Lei avrà per lo meno intuito che premiare Dore sarebbe macchiarsi di una vergogna indelebile, ma soprattutto sarebbe uno schiaffo definitivo all’etica delle buone prassi e del cambiare verso, oltre che un’offesa per tutti i cittadini. Con deferenza San Lorenzo
foto di San Lorenzo.